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Non terrorizzare né banalizzare… comprendere Halloween.

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zucca

 

La nostra società è particolarmente sensibile alla novità ed alle emozioni, mentre rifugge l’impegno della riflessione. Per questo qualsiasi tema di discussione attira subito l’attenzione, ma se la riflessione deve diventare troppo articolata e seria, la si abbandona velocemente. L’attenzione dei media su Halloween si regge soltanto se ne parliamo di una festa divertente per i bambini che permette anche ai grandi di giocare a fare i bambini. Oppure se si spaventano le persone, accentuando il fatto che simboli ed immagini che evocano violenza e demoniaco, costituiscono una realtà pericolosa, si può trovare una certa attenzione. Combattere Halloween perché attraverso i suoi riti, potrebbe evocare il demonio, sicuramente conquista qualche pagina di giornale. Ma il discorso è più serio e più complesso, ed a questo punto la disponibilità dell’attenzione mediatica cala. Il discorso su Halloween riguarda infatti il complesso tema dell’educazione: non si educa soltanto con le parole di una lezione, ma soprattutto con le immagini, i gesti ripetuti densi di valore simbolico, l’evocazione di tradizioni che fanno parte di quel sistema di significati e di valori su cui si fonda la nostra civiltà cristiana ed europea.

Non credo che travestirsi da diavolo o da strega, vestendo un costume comperato al supermarket, possa evocare il demoniaco o incoraggiare la superstizione. Ma credo che banalizzare questi temi, questi simboli, e questi nomi, ponendoli in un contesto di gioco innocuo, possa contribuire ad anestetizzare i nostri sensi spirituali. Chi gioca troppo con queste cose, non si rende conto che una mentalità superstiziosa impedisce la crescita di una fede matura e responsabile. Chi pensa che l’azione del demonio sia una favola per bambini, o per adulti ritardati, contribuisce a renderci ulteriormente fragili davanti a quell’esperienza che tutti molto spesso facciamo e che si chiama: tentazione al male.

La festa, ogni festa, è una realtà umana molto importante, leggerla come puro divertimento, come allontanamento innocuo dalla vita e dai suoi fondamenti, non permette di viverne tutto il valore. Attraverso una celebrazione piena di significato delle feste si costruisce il senso della comunità, si trasmette una visione della vita e dei valori fondamentali che la fanno crescere, si dice all’uomo fin da piccolo: chi sei, di quale realtà umana fai parte, come puoi vivere nel bene. Per questo la sapienza della Chiesa, così come la sapienza della nostra tradizione popolare, hanno sempre avuto molta cura delle feste, della loro modalità celebrativa, della loro potenza evocativa. Ho visto una serie di documentari sulla ascesa del nazismo in Germania dopo la prima guerra mondiale, mettevano in particolare evidenza come per condizionare il pensiero del popolo i nazisti avessero gradualmente ed attentamente sostituito le feste e le liturgie religiose e popolari della Germania, con le nuove feste e liturgie del nazismo. Attraverso queste grandi celebrazioni, si trasmettevano idee e si covava un odio nel cuore del popolo, che quando giunse a maturazione ed esplose meravigliò tutto il mondo. Da dove veniva tutto ciò? Chi aveva così profondamente trasformato la Germania? Chi aveva stravolto l’indole sociale e serena del suo popolo? Un progetto perverso che oggi senza timore anche i laici definiscono demoniaco. Quel progetto aveva utilizzato le feste popolari in una maniera perfida ed irresponsabile.

Senza creare allarmismi che considero non solo inutili ma anzi dannosi, spero che la riflessione sulla festa di Halloween ci aiuti a comprendere che con le feste e con i giochi, cioè con tutto quello che è umano e che si indirizza primariamente ai bambini, non è proprio il caso di scherzare troppo a cuor leggero.

 

+ Nazzareno Marconi.

 
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